Quelle console che nessuno ricorda (ma che amiamo lo stesso)

Da Apple Pippin a Philips CD-i: 7 console che forse non hai mai visto… o che vorresti dimenticare
Introduzione
Nel grande museo immaginario del videogioco, tutti conosciamo i nomi dei giganti: NES, PlayStation, Game Boy, Mega Drive… Ma se ci avventuriamo nei corridoi più polverosi e meno visitati, troveremo delle console che pochi ricordano, e ancora meno hanno davvero provato.
Le console dimenticate non sono solo fallimenti commerciali: spesso sono esperimenti audaci, idee troppo avanti per il loro tempo o semplicemente progetti nati male e finiti peggio. In questo articolo rispolveriamo sette di queste meraviglie dimenticate, tra stranezze tecniche, marketing improbabile e una buona dose di fascino retro.
Apple Pippin (1996)
La console che nessuno associa ad Apple. Nata da una collaborazione con Bandai, la Pippin era una macchina ambiziosa: CD-ROM, accesso a Internet, funzioni multimediali. Ma costava troppo, aveva pochissimi giochi e non sapeva se voleva essere una console o un computer. Morì in silenzio dopo aver venduto meno di 50.000 unità.
Philips CD-i (1991)
Tecnologia CD interattiva, FMV, e una promessa: portare l’intrattenimento digitale nel salotto. Peccato che i giochi fossero lenti, strani, e con video che oggi fanno ridere. Celebre (o famigerato) per le versioni CD-i di Zelda e Mario, nate da un accordo andato storto con Nintendo. Oggi è un cult… per chi ama il trash.
Amstrad GX4000 (1990)
Il tentativo britannico di entrare nella guerra dei 16-bit. La GX4000 era una console elegante, compatibile con parte della libreria CPC, ma lanciata troppo tardi e con un parco giochi poverissimo. Durò pochi mesi e oggi è una delle console più rare da collezionare.
Casio Loopy (1995)
Pensata specificamente per un pubblico femminile, la Casio Loopy era una console a 16-bit che permetteva di stampare adesivi personalizzati dai giochi. Sì, davvero. Nonostante l’idea bizzarra, fu avanti sui temi dell’inclusività, ma non ebbe alcuna chance sul mercato. Oggi è un pezzo da museo geek.
Bandai Playdia (1994)
Interattiva, educativa, colorata: la Playdia era una console che puntava a un pubblico giovanissimo, con giochi a metà tra cartone animato e quiz. Ma l’hardware era troppo limitato e la mancanza di giochi seri la condannò all’oblio. Restano solo i video bizzarri su YouTube.
Fairchild Channel F (1976)
La prima console con cartucce intercambiabili. Molto prima dell’Atari 2600, la Channel F segnò una tappa fondamentale nella storia, ma il design spartano e la concorrenza in arrivo la fecero scomparire in fretta. Onore alla pioniera.
Gizmondo (2005)
Grafica 3D, GPS, messaggi, fotocamera… Il Gizmondo prometteva troppo, ma era guidato da un team tra il geniale e il criminale (letteralmente). Il fallimento fu spettacolare: scandali, arresti, una sede distrutta da una Ferrari. Ma hey, era anche un po’ avanti coi tempi.
Lo sapevi?
- Il Gizmondo fu venduto in alcuni paesi direttamente in stazioni di benzina.
- Alcuni giochi del CD-i sono oggi considerati “meme storici” per la loro qualità assurda.
- La Apple Pippin è una delle console più costose da collezionare oggi.
- Il Fairchild Channel F usava un joystick che ruotava e si spingeva, un prototipo primitivo di stick analogico.
Commento della redazione
Nel retrocomputing, anche l’insuccesso racconta qualcosa. Le console dimenticate sono le storie alternative del videogioco: strane, affascinanti, a volte esilaranti. Ma soprattutto, sono sogni digitali che hanno avuto il coraggio di provarci. E questo, per noi di Retroacademy, vale già un hi-score