Fairchild Channel F – La rivoluzione silenziosa delle cartucce

Dalla geniale mente di Jerry Lawson alla sfida (persa) contro Atari: storia della prima console programmabile e del suo impatto sul mondo dei videogiochi
Nel 1976, quando il mondo dei videogiochi casalinghi era ancora dominato dai cloni di PONG, arriva sul mercato qualcosa che nessuno si aspettava: la Fairchild Channel F, la prima console domestica programmabile grazie alle cartucce intercambiabili! A firmare questo gioiellino è la Fairchild Semiconductor, che lancia la macchina negli USA ad un prezzo di 169,95 dollari. In principio si chiamava Video Entertainment System (VES), ma poi prese il nome definitivo di Channel F (la “F” stava per Fairchild, naturalmente!).
Jerry Lawson, l’uomo dietro la leggenda
L’eroe poco conosciuto di questa storia è Jerry Lawson, un ingegnere con una marcia in più. Prima di creare la Channel F, Jerry aveva già fatto la storia con l’arcade Demolition Derby, che fu uno dei primissimi a usare un microprocessore (l’allora innovativo Fairchild F8). Quando Fairchild scoprì il suo lavoro, lo mise subito al comando di una nuova divisione: l’obiettivo? Progettare una console programmabile capace di cambiare giochi con le cartucce, roba da fantascienza per l’epoca!
Quando il CES sembrava Hollywood
La console fece il suo debutto ufficiale al Consumer Electronics Show di Chicago nel 1976, e fu subito un successo tra gli addetti ai lavori. Video Blackjack, uno dei giochi di lancio, era anni luce avanti rispetto alle classiche partite di PONG, e faceva intravedere le potenzialità della macchina. Con la sua CPU Fairchild F8 e l’innovativo sistema a cartucce, la Channel F sembrava la console del futuro.
Il problema? Arrivò Atari…
Purtroppo, la concorrenza non stava certo a guardare. Solo un anno dopo, nel 1977, arrivò l’Atari VCS (poi ribattezzata 2600) che, grazie al supporto economico della Warner e a una line-up di giochi più ricca e accattivante (soprattutto per via delle conversioni arcade ufficiali), mise subito alle corde la Channel F. Le vendite non decollarono mai davvero, anche se la console riuscì comunque a piazzare circa 250.000 unità, un risultato tutto sommato dignitoso.
Cartucce gialle e controller geniali
A livello estetico e di design, la Channel F era avanti per i suoi tempi. Le cartucce Videocart (ben 27 nel catalogo completo) erano di un giallo acceso, grandi come una cassetta 8-track, e spesso contenevano più giochi! I controller, anche questi fuori dagli schemi, erano joystick senza base, dotati di un’impugnatura ergonomica che poteva essere ruotata come un paddle, premuta o tirata per offrire diverse azioni. Geniale, no?
E poi arrivò la System II
Nel 1979, con l’acquisizione da parte di Zircon, la console venne rilanciata come Channel F System II: look più moderno, controller staccabili e suono finalmente trasmesso al televisore anziché dall’altoparlante interno. Ma ormai il mercato era dominato dall’Atari VCS, seguita da Intellivision e Odyssey², e la Channel F faticò a ritagliarsi il suo spazio.
L’eredità della Channel F
Nonostante il flop commerciale, la Channel F ha lasciato un segno indelebile nella storia dei videogiochi. È grazie a lei se oggi cambiare gioco significa semplicemente inserire una nuova cartuccia. Inoltre, è stata la prima a offrire una rudimentale intelligenza artificiale nei giochi, permettendo di sfidare il computer e non solo un amico.
Oggi è una console amatissima dai collezionisti e dagli appassionati di retrogaming. Non mancano neanche le produzioni homebrew, come quella che nel 2009 portò addirittura una versione di Pac-Man decisamente migliore di quella, piuttosto criticata, per Atari 2600.
Fairchild Channel F – Scheda Tecnica
Caratteristica | Dettaglio |
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CPU | Fairchild F8 a 1,79 MHz (versione NTSC) / 2,00 MHz (versione PAL) |
RAM | 64 byte |
VRAM | 2 KB (2x128x64 bit) |
Risoluzione Video | 128×64 pixel (circa 102×58 visibili) |
Colori | Fino a 8 colori (4 per sfondo + 3 per sprite + bianco su sfondo nero) |
Audio | 3 toni base (500 Hz, 1 kHz, 1.5 kHz) con modulazioni variabili |
Memoria | Supporto su cartucce ROM (Videocarts) |
Controller | 2 joystick integrati (nella prima versione) o removibili (System II) con funzione di joystick + paddle + pulsante integrato |
Pulsante di pausa | Sì, funzione innovativa per l’epoca |
Output Video | RF UHF per TV |
Giochi integrati | Tennis e Hockey (versioni avanzate di Pong) |
Libreria | 27 cartucce ufficiali + diversi prototipi e giochi educativi |
Top 5 giochi per Fairchild Channel F
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Video Whizball
Uno dei pochi giochi originali e non semplice clone di Pong. Una specie di proto-air-hockey con palline che rimbalzano e strategia. Per l’epoca era quasi innovativo, con elementi di fisica rudimentale. -
Desert Fox
Sparatutto a scorrimento (nel senso che lo scorrimento lo dovevi simulare tu mentalmente 😅). Guida un carro armato nel deserto e cerca di colpire bersagli mobili. Uno dei più dinamici per il Channel F. -
Robot War / Torpedo Alley
Cartuccia doppia con due mini-giochi:-
In Robot War devi abbattere robot nemici
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In Torpedo Alley combatti sott’acqua contro navi nemiche
Per l’epoca era quasi “action”.
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Space War
Semplice, ma efficace. Due astronavi si sfidano a colpi di missili spaziali. Richiama vagamente il capolavoro arcade Spacewar! del PDP-1, ma adattato alle capacità limitate del Channel F. -
Math Quiz I & II
Non è un gioco nel senso classico, ma è importante storicamente: uno dei primi edutainment su console. Domande di matematica da risolvere a tempo, perfetto per l’epoca in cui si cercava di vendere le console anche ai genitori dicendo “servono a studiare”.
Curiosità strane su hardware e controller del Channel F
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Primo con cartucce intercambiabili
Prima del Channel F, le console avevano giochi fissi nella memoria. Il Channel F introdusse il concetto di VideoCart, cartucce fisiche con ROM, inventando di fatto l’idea di “comprare i giochi separati” che conosciamo ancora oggi.
➤ Nota tecnica: le cartucce non erano solo ROM, ma alcune avevano anche chip di logica interna, un’idea avanzata per il ’76. -
CPU da leggenda: F8
Montava il mitico Fairchild F8, uno dei primi microprocessori integrati reali. Non era super potente, ma era più “programmabile” di quanto fosse normale all’epoca.
➤ Il F8 era così versatile che venne usato anche in sistemi industriali e in certi semafori americani degli anni ’80! -
I controller erano… joystick a tubo?!
🕹️ Sì, esatto. Niente cloni del joystick Atari, ma una specie di manopola cilindrica a tubo che:-
Si poteva inclinare in 8 direzioni
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Si poteva RUOTARE (per inserire valori, tipo un potenziometro)
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Si poteva anche PREMERE
➤ Era una sorta di mix tra joystick e paddle, molto più versatile di quanto sembri. Alcuni giochi sfruttavano sia l’inclinazione che la rotazione.
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Pausa prima dell’Atari
⏸️ Il Channel F fu la PRIMA console domestica ad avere una funzione di pausa.
➤ Non era chiamata “pause” sul manuale, ma era il tasto “Hold” sul pannello frontale. Consentiva di fermare l’azione, cosa che l’Atari 2600 non aveva al lancio. -
Modulatore RF integrato
📺 Una chicca tecnica: il modulatore RF del Channel F era di qualità migliore rispetto a molti sistemi successivi, il che dava un’immagine più stabile sulle TV dell’epoca (almeno fino a che l’età non faceva il suo corso).
➤ All’epoca bisognava sintonizzarsi manualmente con la rotella delle TV, e il Channel F era sorprendentemente stabile rispetto ad altri.
🌀 Leggende e stranezze d’epoca sul Fairchild Channel F
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La leggenda della cartuccia “perduta”
Si racconta che esistesse una cartuccia chiamata VideoCart #27, mai rilasciata ufficialmente. Doveva essere una specie di action game più avanzato con robot e labirinti, ma non ci sono mai state prove concrete. Alcuni collezionisti giurano di averla vista prototipo nei magazzini Fairchild prima della vendita a Zircon.
➤ Ad oggi non ne esiste traccia fisica. Solo voci di chi c’era all’epoca. -
I controller rotti in serie
Alcuni tecnici interni raccontarono che moltissimi controller si rompevano durante i primi test di gioco.
➤ Non erano progettati per reggere la forza con cui i bambini li ruotavano come forsennati. I primi modelli dovevano essere rinforzati proprio perché si staccava l’albero della manopola interna! -
Fairchild aveva già capito che i giochi avrebbero venduto più dell’hardware
Pare che internamente avessero già l’idea che “il vero guadagno è nelle cartucce, non nella console”.
➤ Questa mentalità sarebbe diventata oro per Atari, Nintendo e Sega anni dopo. Fairchild, però, fu troppo in anticipo e non riuscì a capitalizzare. Tristemente, il Channel F non ebbe mai un vero successore. -
Il tasto “Hold” era usato di nascosto come cheat
Alcuni sviluppatori rivelarono che il tasto Hold veniva anche usato come debug mode durante i test. Fermava il gioco e permetteva di resettare in punti specifici o manipolare la posizione di oggetti. Alcuni utenti più smanettoni lo scoprirono accidentalmente. -
Il colore Fairchild
Piccola chicca: il nome “Channel F” stava per “Channel Fun” ed era una trovata di marketing per farla sembrare una specie di canale TV interattivo. L’idea era che un giorno ci sarebbero stati tanti “Channel G”, “Channel H”, ecc…
➤ Ovviamente non è mai successo, ma l’ambizione era già di creare un “universo” di console future.
🎙 COMMENTO DELLA REDAZIONE
“Ok, ok, il Channel F non sarà stato l’idolo delle sale giochi né il motivo per cui oggi ci ricordiamo gli anni ‘70, ma ragazzi, è stato un vero pioniere! Prima delle cartucce intercambiabili? Nulla. Dopo il Channel F? Tutto. La sua linea sobria, più simile a un videoregistratore che a una console, nascondeva chicche tecniche e idee che Atari, Nintendo e compagnia bella avrebbero copiato a manetta negli anni successivi. I controller sembrano usciti dal laboratorio di un folle scienziato, ma funzionavano! E vogliamo parlare del tasto HOLD? Mettere in pausa il gioco negli anni ‘70 era roba da fantascienza pura! Certo, oggi far girare Desert Fox può sembrare un’esperienza ai limiti dell’ipnosi, ma ai tempi? Era come avere un’arena di guerra interattiva in salotto. Se siete veri cultori, non potete ignorare il Fairchild Channel F. È la console che ha acceso la miccia, prima ancora che il fuoco diventasse moda!”